L’intervento artistico, collocato lungo i corridoi del reparto, nasce con l’obiettivo di trasformare uno spazio di cura in un luogo capace di accogliere anche dimensioni emotive e relazionali, contribuendo a rendere più umano il percorso dei pazienti. Come emerge dal concept dell’opera, l’ospedale è spesso vissuto come uno spazio sospeso, in cui il tempo sembra dilatarsi e le emozioni si alternano in modo intenso. In questo contesto, “L’oro del mio giardino” si propone di introdurre una narrazione visiva fatta di bellezza, empatia e relazione, trasformando le pareti in un’esperienza condivisa. Il progetto si sviluppa attraverso due percorsi complementari: “viaggiamo insieme”, che accompagna il visitatore con immagini, installazioni e parole poetiche ispirate anche a Wislawa Szymborska, e “avere cura”, che richiama simbolicamente l’attenzione verso la natura e la vita attraverso il tema dei semi e della loro custodia. L’insieme propone un viaggio visivo e poetico capace di generare benessere, fiducia e senso di connessione.
Al termine della presentazione, l’artista Raffaella Benetti ha illustrato il significato dell’opera e il percorso creativo che ha portato alla sua realizzazione, sottolineando il valore dell’arte come strumento concreto per costruire relazioni e accompagnare le persone nei momenti più delicati.
“L’umanizzazione delle cure è oggi una dimensione fondamentale dell’assistenza sanitaria – ha dichiarato il Direttore dell’Oncologia Domenico Corsi – Numerosi studi scientifici riconoscono il valore terapeutico dell’arte negli ambienti sanitari, evidenziando la sua capacità di ridurre ansia e stress e di migliorare la qualità dell’esperienza di cura. Questa donazione si inserisce pienamente in questa visione, contribuendo a rendere i nostri spazi più accoglienti e vicini alle persone”.
Parole di profonda gratitudine sono state espresse anche dal Direttore Generale, Mauro Filippi: “Ringrazio sentitamente tutti coloro che hanno reso possibile questo bellissimo gesto, che arricchisce il nostro ospedale e testimonia una grande sensibilità verso i pazienti e gli operatori”.


