Pavana (Pistoia). E’ morto Francesco Guccini, fra i più rappresentativi e popolari cantautori e scrittori italiani. Era nato a Modena il 14 giugno 1940, ed è morto a Pavana il 6 agosto 2026.
Durante la sua lunga carriera ha pubblicato oltre venti album di canzoni. È stato anche scrittore e occasionalmente attore, autore di colonne sonore e di fumetti; si è occupato inoltre di lessicologia, lessicografia, glottologia, etimologia, dialettologia, traduzione, teatro ed è stato autore di canzoni per altri interpreti.
È stato uno tra gli artisti con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con quattro Targhe, due Premi e un Premio Chiara, cui si aggiungono vari altri premi e riconoscimenti.
Molto impegnato sul piano politico e sociale, i testi dei suoi brani sono stati spesso assimilati a componimenti poetici, svelando una familiarità con l’uso del verso tale da essere citato, in una traccia d’esame, come esempio di poeta contemporaneo.
Francesco Guccini nacque a Modena il 14 giugno 1940, dunque quattro giorni dopo l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale. Di lì a poco, suo padre Ferruccio (1911-1990) fu chiamato alle armi (passando, all’insaputa del figlio, anche due anni in un campo di concentramento tedesco vicino ad Amburgo); questo evento costrinse il piccolo Francesco ad andare a vivere con la madre Ester (1914-2009) presso i nonni paterni a Pavana, nel comune di Sambuca Pistoiese (PT). Il padre, infatti, aveva rifiutato di giurare fedeltà alla RSI e ai nazisti dopo l’8 settembre e pertanto divenne prigioniero come internato militare italiano.
A Modena, descritta con una certa amarezza nella canzone Piccola città, Guccini trascorse la sua adolescenza, che avrebbe poi raccontato in Vacca d’un cane, suo secondo romanzo. Nello stesso periodo iniziò anche a suonare la chitarra. Dopo la scuola dell’obbligo, frequentò l’istituto magistrale Carlo Sigonio (scuola che, curiosamente, era stata frequentata anche da un altro grande personaggio modenese del mondo della musica, il tenore Luciano Pavarotti), diplomandosi nel 1958.
La sua prima esperienza lavorativa di istitutore in un collegio a Pesaro terminò con esito fallimentare, poiché fu licenziato dopo breve tempo.Di ben altro spessore fu invece la sua esperienza alla Gazzetta di Modena, dove per due anni ricoprì il ruolo di cronista, un’occupazione a sua detta «massacrante, dodici ore di lavoro al giorno per ventimila lire al mese». In redazione ebbe diverse mansioni, prestando attenzione soprattutto alla cronaca giudiziaria; tra i suoi articoli è particolarmente rilevante un’intervista realizzata a Domenico Modugno (reduce da due vittorie consecutive al Festival di Sanremo), nell’aprile del 1960. Proprio l’incontro con il cantautore pugliese spingerà Guccini (già musicista e autore di brani rock’n’roll) a scrivere la sua prima canzone da cantautore, L’antisociale. Nel frattempo frequenta la facoltà di Magistero, senza giungere a laurearsi.
Alla fine del 1961 la famiglia Guccini si trasferì a Bologna in via Massarenti, e Francesco (iscritto all’Università di Bologna, facoltà di Lingue) per qualche tempo visse insieme ad Alfio Cantarella. Nel luglio 1962 Guccini partì per il servizio militare, che prestò a Lecce, alla Scuola di Fanteria di Cesano, zona di Roma, e a Trieste. Come ricorda egli stesso, si trattò di un’esperienza sostanzialmente positiva. Assolse gli obblighi di leva come ufficiale di complemento.
Poco prima della partenza scrisse alcune canzoni, molte delle quali poi cestinò «un po’ per pudore, un po’ per vergogna», ritenendole null’altro che tentativi. Fra queste vi erano La ballata degli annegati e Venerdì santo. Nel frattempo, durante l’assenza di Guccini, i Gatti si erano uniti a un’altra formazione, i Giovani Leoni di Maurizio Vandelli, che nel 1964 diede vita alla ben più nota Equipe 84; terminato il servizio militare, Guccini rifiutò di entrarvi per continuare gli studi, che in seguito abbandonò a un passo dalla laurea (nel 2002 gliene fu conferita una honoris causa in Scienze della formazione).
Nel 1967 la casa discografica CGD gli propose di partecipare al Festival di Sanremo come autore della parte musicale del brano Una storia d’amore. Per interpretarlo furono scelte due cantanti di questa casa discografica, Caterina Caselli e Gigliola Cinquetti, ma la canzone non superò le selezioni. Come dichiarò Roberto Vecchioni (che, in quel periodo, era uno degli autori della CGD), la casa discografica gli impose due parolieri professionisti, Daniele Pace e Mario Panzeri, per provare a modificare il testo della canzone: un’ingerenza che Guccini tollerò malvolentieri e che lo indusse a rinunciare a ulteriori collaborazioni.
Il vero salto artistico e qualitativo si ebbe nel 1972 con Radici, che contiene alcune delle sue canzoni più conosciute; innanzitutto La locomotiva, canzone tratta da una vicenda reale, in cui Guccini affronta il tema dell’uguaglianza, della giustizia sociale e della libertà, ricalcando lo stile di autori di musica anarchica di fine Ottocento. Il filo conduttore dell’album, come suggerisce il titolo, è l’eterna ricerca delle proprie radici, simboleggiata anche dalla copertina del disco dove, sullo sfondo del cortile della vecchia casa di montagna, sono raffigurati sul fronte i nonni e i prozii di Guccini (tra cui anche Enrico, la cui vicenda sarà raccontata anni dopo in Amerigo). La critica definì l’album contemplativo e onirico.
Il successo commerciale di Guccini arrivò nel 1976, l’anno di Via Paolo Fabbri 43, album che sarebbe poi risultato tra i più venduti dell’anno.La voce si fece più matura, decisa e sicura di sé e la struttura musicale dell’LP più complessa di quelle precedenti.
Nella sua attività quasi ventennale di scrittore ha pubblicato diversi libri; ha collaborato alla stesura, assieme ad altri autori, di scritti di saggistica e narrativa, interessandosi a svariate tematiche, fra cui quelle relative ai diritti civili (occupandosi del caso di Silvia Baraldini) e all’arte del fumetto. Guccini si è prestato con buoni riscontri alla scrittura in tutte le sue forme, con excursus nel genere noir (con Loriano Macchiavelli ha creato il personaggio del maresciallo Benedetto Santovito), oltre a una trilogia di scritti autobiografici, ove spiccano le sue capacità di etimologo, glottologo e lessicografo.
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